L’Editoriale

I FURBETTI DELLE TERAPIE INTENSIVE
cosa si inventano le Regioni Italiane per evitare la zona gialla o arancione trascurando i pazienti affetti da altre patologie

Purtroppo siamo costretti a chiudere questo strano 2021 parlando di un fenomeno che solo in Italia (sembrerebbe…) sta prendendo piede: I furbetti delle terapie intensive.

Mentre le Regioni si adeguano ai nuovi colori assegnati dal governo, negli ospedali si cerca di trovare un punto di equilibrio tra i ricoveri (in continuo crescendo) e le risorse umane e professionali disponibili. La situazione è complicata ovunque e così alla fine si è costretti ad una sorta di gioco ad incastri, che funziona solo se i medici danno una maggiore disponibilità di turni (a volte con la promessa di incentivi economici) e se il numero dei posti letto, laddove possibile, viene aumentato. In alternativa, le regioni, pur di evitare maggiori restrizioni, decidono di riconvertire interi reparti da destinare ai pazienti Covid PER SCONGIURARE LA ZONA GIALLA O ARANCIONE.

In ogni caso, a farne le spese, oltre ai medici che devono sostenere un maggiore carico di lavoro, come sempre sono poi i pazienti non Covid, costretti a vedersi rimandare interventi programmati da mesi perché le sale operatorie sono state ridotte e i medici e gli infermieri spesso sono impegnati a somministrare vaccini, a effettuare tamponi ovvero nelle terapie intensive. 

Va bene convertire i posti in ospedale in letti Covid ma ciò deve essere fatto quando serve;  Non si può fare solo per far quadrare i numeri ed evitare la zona gialla anche perchè sarebbe un’ingiustizia nei confronti dei malati non Covid:  in questo modo si incomincia ad annusare un rischio sempre più forte per i pazienti oncologici, cardiopatici e generici, già fortemente trascurati nell’ultimo anno e mezzo. Tuttavia, finché si trattava di emergenza pandemia era giusto convertite in Covid i reparti ordinari. Ora sembra una mossa un po’ azzardata se finalizzata solo ad aggiustare le percentuali per non far scattare le restrizioni. Soprattutto se si considera che gli ospedali stanno gestendo anche «l’arretrato» dei mesi scorsi, con l’onda anomala di malati cronici che vengono ricoverati in emergenza a causa di elettrocardiogrammi rinviati per mesi o tac slittate per sos Covid.

E’ giusto infatti ricordare che ci sono stati tra i 10mila e i 20mila morti per cause legate ai ritardi diagnostici e ai mancati interventi e pertanto non possiamo certo permetterci di trascurare le altre malattie e sacrificare i posti letto degli altri reparti perché alcune Regioni cercano di evitare i blocchi e il cambio di colore.

Pertanto il ricorso ai letti di altri reparti non deve essere un escamotage tecnico ma deve corrispondere a un’effettiva risposta sanitaria. Le Regioni italiane infatti, stanno facendo l’errore di considerare la zona gialla come una punizione: Se serve, serve ed è utile a prevenire situazioni più gravi. 

Per ora ci sono parecchie Regioni (ad esempio la Lombardia) che ha evitato per un pelo di diventare zona arancione. Ha aumentato i posti Covid in ospedale di 196 letti in più rispetto a luglio abbassando in questo modo  il tasso di occupazione dei reparti e rientrando nei parametri di legge per risultare zona bianca. Il trucchetto lascia il tempo che trova ma sembra piacere anche ad altre regioni a rischio che usano il giochino dei posti letto ordinari convertiti in Covid per aggiustare i numeri in bilico; ogni letto convertito è un letto in meno per i malati non Covid.

La zona gialla scatta quando in una Regione è occupato oltre il 10 per cento dei posti letto di terapia intensiva e il 15 per cento di quelli in reparto. Se la media italiana si attesta al 6,95 per cento in area non critica e al 5,46 nelle terapie intensive, e quindi sembra non destare alcuna preoccupazione, alcune regioni fotografano picchi preoccupanti ma con questo trucchetto riescono a mantenere la zona bianca sempre a svantaggio dei malati ordinari che purtroppo pagano questo “gioco” spesso con la vita senza entrare nelle statistiche dei morti per covid. 

 

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