﻿{"id":2000,"date":"2016-12-15T09:56:03","date_gmt":"2016-12-15T08:56:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valentinopitzalis.it\/blog\/?p=2000"},"modified":"2016-12-15T09:56:03","modified_gmt":"2016-12-15T08:56:03","slug":"trasferimento-del-lavoratore-che-assiste-il-familiare-portatore-di-handicap-non-grave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valentinopitzalis.it\/blog\/?p=2000","title":{"rendered":"Trasferimento del lavoratore che assiste il familiare portatore di handicap non grave"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>lavoratore che assiste il familiare con handicap senza condizione di gravit\u00e0<\/strong>\u00a0pu\u00f2 essere\u00a0<strong>trasferito senza il suo consenso solo per insostituibili e urgenti esigenze aziendali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la\u00a0<strong>sentenza n. 25379 del 12 dicembre 2016.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo per gradi. Secondo l\u2019art 33, comma 3 e 5, della legge 104 del 1992, dispone che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravit\u00e0, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro pi\u00f9 vicina al domicilio della persona da assistere e non pu\u00f2 essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.<br \/>\nOrbene, secondo gli ermellini, il diritto del lavoratore che assiste un familiare con handicap a non essere trasferito senza il proprio consenso a un\u2019altra sede di lavoro non presuppone obbligatoriamente che la disabilit\u00e0 del familiare abbia una connotazione di gravit\u00e0. Infatti, tale disposizione, sempre secondo la Corte, deve essere interpretata alla luce dei principi costituzionali e comunitari di tutela della persona disabile. Leggendo la norma nel pi\u00f9 ampio contesto della Costituzione Italiana (articolo 3), della Carta di Nizza (articolo 26) e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei disabili (ratificata con legge 18\/2009), il concetto di gravit\u00e0 dell\u2019handicap da cui \u00e8 affetto il disabile va inteso in senso relativo. Ne consegue che il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare affetto da handicap \u00e8 vietato anche quando la disabilit\u00e0 non presenta connotazione di gravit\u00e0, a condizione che il datore di lavoro possa contrapporre l\u2019esistenza di insostituibili ed urgenti esigenze aziendali.<br \/>\nSolo in quest\u2019ultimo caso, il trasferimento del dipendente che assiste il familiare con handicap non in condizione di gravit\u00e0 pu\u00f2 essere disposto anche in assenza di consenso dello stesso lavoratore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso de quo ha avuto origine dal licenziamento intimato al lavoratore che assisteva un familiare affetto da handicap, poich\u00e9 che si era rifiutato di dare esecuzione al proprio trasferimento di sede. La Corte d\u2019appello aveva poi confermato il licenziamento dal momento che l\u2019art 33 della legge 104\/92 prevedeva la necessit\u00e0 della condizione di gravit\u00e0 della persona da assistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro la\u00a0decisione della Corte d\u2019Appello l\u2019interessato proponeva ricorso in Cassazione che ha dunque chiarito quanto segue: <strong>il divieto di trasferimento non presuppone necessariamente una condizione di handicap grave del familiare assistito; tuttavia, tale diritto del lavoratore che assiste un familiare con handicap a non essere trasferito viene meno in presenza di esigenze aziendali effettive ed urgenti<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Il lavoratore che assiste il familiare con handicap senza condizione di gravit\u00e0\u00a0pu\u00f2 essere\u00a0trasferito senza il suo consenso solo per insostituibili e urgenti esigenze aziendali. 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